Alpe Devero: splendida oasi dal futuro incerto

L’Alpe Devero è una classica meta di escursione per chi abita in provincia di Varese: uno degli alpeggi più ampi delle montagne ossolane, con una grande piana adibita a prato a sfalcio bonificata dal lavoro di generazioni di ossolani.

Un luogo che è passato gradualmente da luogo di fatica (alpeggio caricato da centinaia di bovini) a luogo di svago con la realizzazione di una serie di alberghi, rifugi e case di vacanza e con la realizzazione di un piccolo impianto di risalita.

Eppure è un luogo che, per quanto affollato, ha saputo finora tenersi lontano dagli scempi che hanno interessato tante località montane, generati soprattutto dal turismo della neve, che ha riempito intere valli di grandi strutture, luoghi di divertimento e piste da sci.

Il Devero ha saputo attrarre quei turisti che vanno a ricercare gli ampi spazi aperti, escursionisti d’estate, ciaspolatori e sci alpinisti d’inverno; soprattutto ha saputo preservare il suo ambiente naturale, tutelato da un Parco Regionale.

Lo scorso anno però le Amministrazioni locali hanno proposto un accordo territoriale d’intesa con la società che gestisce gli impianti sciistici di San Domenico, per uno sviluppo turistico di quest’area.

I documenti dell’accordo territoriale sono disponibili sul sito internet della provincia del VCO (per leggerli clicca qui). Essi sono ricchi di riferimenti alla sostenibilità ambientale, ma propongono un modello di sviluppo del territorio che si è dimostrato insostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, un modello che, pur nell’attuale scenario di crisi climatica, prevede la creazione di nuove strutture alberghiere e di nuove piste da sci nell’area tra San Domenico, Ciamporino ed il Devero.

Noi che frequentiamo quel territorio, e che ne apprezziamo il paesaggio, la cultura, le tradizioni ed anche i sapori, ci chiediamo: si tratta veramente di sviluppo del territorio? Cosa si nasconde dietro questo progetto? Una visione del turismo vecchia di qualche decennio o dei biechi interessi economici?

Per capire di cosa si tratta però non ci limitiamo a firmare una petizione online, ma vogliamo ragionare sui luoghi, guardandoli dall’alto, da un punto di vista sopraelevato quale il Monte Cazzola.

Per questo motivo la Conferenza permanente 7Laghi che raccoglie tutte le sezioni CAI della nostra Provincia, propone per domenica 15 settembre una semplice e piacevole escursione, che verrà accompagnata da esperti dei luoghi che hanno approfondito il progetto. Al termine dell’escursione, sarà possibile per chi lo desidera, previa prenotazione entro il 9 settembre, pranzare presso il rifugio Castiglioni del CAI Gallarate. Il menù proposto dai gestori al costo di € 17,00 sarà il seguente: lasagne con ragù di carne nostrana, polenta e spezzatino con verdure in umido oppure salsiccia con patate e fagiolini, formaggio nostrano, dolce, acqua e vino, caffè.

La partecipazione all’escursione e la prenotazione del pranzo, per chi lo desidera, devono essere comunicate al capogita Irene Ielmini, telefonando in sede o con una mail.

Riportiamo in allegato la descrizione dell’itinerario escursionistico.